Il consiglio comunale della città di Milano con una richiesta al governo chiede di implementare una legge sulla legalizzazione della cannabis. Nel documento del 19 marzo si richiede al sindaco e alla giunta di “attivarsi con il Parlamento e presso tutte le sedi opportune per sostenere la necessità di approvare un disegno di legge sulla legalizzazione”. In più, è specificato che “gli introiti derivati dalla legalizzazione della cannabis siano rinvestiti in politiche di formazione”
Secondo il documento la legalizzazione della cannabis porterebbe diversi benefici economici e sociali.
L’industria della cannabis è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. Ciò ha portando più posti di lavoro alle economie locali creando entrate fiscali che sono ridistribuite a programmi a beneficio delle comunità locali. Ci sono molti vantaggi nella legalizzazione della cannabis e, a parte i benefici medici, ci sono enormi benefici economici. Oltre alla lotta contro le associazioni mafiose i benefici sono davvero tanti. In questo articolo parleremo dei diversi benefici economici di una politica volta alla legalizzazione della cannabis.
La legalizzazione della cannabis è la chiave di una ripresa economica della nostra nazione?
La nostra nazione è nel mezzo della più grande crisi da generazioni, con la pandemia Covid-19 e gli ultimi avvenimenti dell’est Europa. In più l’economia della nazione sta precipitando nella peggiore recessione economica della nostra vita. Il paese inizia quella che probabilmente sarà una lenta scalata fuori dalla palude economica, federale, statale. In questo modo i governi locali cercheranno nuove fonti di reddito per ricostituire i budget in diminuzione e fornire lavoro a milioni di cittadini.
La situazione ricorda ciò che il paese ha dovuto affrontare durante la Grande Depressione quasi 100 anni fa in America. A quel tempo, una delle soluzioni del governo era quella di porre fine al suo esperimento di 13 anni con il divieto di alcol. Ad oggi la legalizzazione della cannabis per l’Italia può rappresenta una opportunità simile.
I numeri della legalizzazione della cannabis
I temi sui quali i sostenitori della legalizzazione della cannabis puntano sono diversi: spaziano dalla salute, alla giustizia, fino alla lotta al narcotraffico. Non tralasciando i guadagni dello Stato; secondo uno studio del professor Marco Rossi, dell’Università Sapienza di Roma, la legalizzazione della cannabis potrebbe portare nelle casse dello Stato fino a sette miliardi di euro all’anno e circa 35mila nuovi posti di lavoro.
Oggi questi soldi sommersi sono totalmente gestiti alle mafie che poi li investe in altri settori: secondo l’ultima relazione sulle Tossico Dipendenze riferita al 2020, degli incassi che la criminalità fa grazie allo spaccio, il 40% è frutto del mercato della cannabis. I gruppi criminali maggiormente coinvolti nei traffici della cannabis e dei suoi derivati si confermano la criminalità laziale, pugliese e siciliana, insieme a gruppi maghrebini, spagnoli e albanesi.
Per la marijuana, la maggior parte delle spedizioni viaggia lungo rotte che partono dall’Albania o dalla Grecia. Dall’esame dei casi, riguardo all’hashish il mercato italiano è stato rifornito prevalentemente da Marocco, Siria, Spagna e Albania; gli ultimi due paesi risultano anche i principali per la provenienza della marijuana.
Giustizia e forze dell’ordine
Il tema della legalizzazione della cannabis dovrebbe occupare l’agenda politica, anche per i benefici che ne potrebbe trarre la giustizia, appesantita nei suoi procedimenti. La nostra politica in passato ha equiparato droghe pesanti e leggere, rischiando un sovraccarico di segnalazioni.
Infatti, nel 2020 alle Prefetture sono pervenute 32.879 segnalazioni per detenzione di sostanze psicotrope per uso personale (un terzo dei segnalati ha più di 40 anni e il 9,4% è minorenne), il 74% di queste ha riguardato cannabis. Mentre il 43% delle persone denunciate per reati collegati alla droga, fa riferimento alla cannabis e suoi derivati.
Ai procedimenti giudiziari si aggiungono le operazioni delle forze dell’ordine; 12.066 quelle riguardanti la cannabis nel 2020, che resta lo stupefacente più sequestrato nel nostro Paese.
La legalizzazione della cannabis e la regolamentazione sono sentimenti ampiamente diffusi nel continente, ma non solo. Oltreoceano negli Stati Uniti e paesi dell’America del Sud, come Perù, Bolivia, l’Argentina hanno ridiscusso l’approccio verso questa sostanza. In Europa ci sono i Paesi Bassi, la Spagna dove è legale la coltivazione a scopo personale e il consumo in luoghi privati. Mentre fa scuola il Portogallo che con la sua scelta di depenalizzare qualsiasi droga ha abbattuto il consumo di eroina, un fenomeno grave nel paese.
Maggiore prevenzione e consumo moderato
Togliere l’aspetto illegale favorirebbe un dibattito pubblico più onesto. Gli operatori del settore denunciano il fallimento del proibizionismo di leggi come la Fini-Giovanardi e l’aumento dei policonsumatori; uno dei pericoli maggiori, soprattutto per i giovani, resta il trovare una vasta gamma di sostanze, messe sullo stesso piano, nel momento dell’acquisto di cannabis. Possiamo fare un vero lavoro sulla salute, controllare le sostanze, creare campagne sensibilizzazione a scuola, come si fa con alcool e tabacco. Ma cosa più importante possiamo togliere il monopolio alle mafie e aumentare le entrate per lo Stato.
Cippitelli ci tiene a sottolineare una delle problematiche maggiori dovute all’attuale giurisdizione restrittiva: «Sono i giovani quelli più coinvolti in operazioni della polizia per uso di cannabis e spesso rimangono in un limbo lunghissimo: a causa dei Nos (nucleo operativo speciale) che gestiscono la pratica dopo tre quattro anni, un tempo in cui la patente è bloccata ed è impedita tutta una serie di lavori, ma magari la tua vita è cambiata: questo è entrare nelle scelte di vita delle persone». E’ la cannabis la sostanza più utilizzata dagli studenti: nel 2020 circa un quinto ne ha fatto uso almeno una volta e nella maggior parte dei casi (91%), questa è stata l’unica sostanza consumata.
E’ stato studiato come la coltivazione personale spingerebbe il consumatore a un uso più consapevole e moderato, perché frutto del proprio impegno: «Quattro piante ti proiettano come un contadino con la sua vigna: ne sarà orgoglioso», commenta Cippitelli.
Il dibattito a destra resta ancorato sulla paura che con normative meno stringenti il consumo possa aumentare, ma queste sono solo sciocchezze. Infatti, basta vedere i numeri di altri paesi che hanno già scelto questa strada. Anche dire che la canna è l’esordio di una dipendenza di droghe pesanti, come l’eroina, lo è, La dipendenza dei consumatori problematici non è la cannabis, ma nasce spesso da violenza, abusi o una vita difficile».
