Vai al contenuto

Blog

Blog, News

Questa maledetta pianta: il difficile rilancio della cannabis

Qual è la ragione per cui una pianta così importante come la canapa non viene coltivata in grande scala in tutti i paesi? Per quale ragione gli stati non finanziano grandi investimenti per far partire filiere tessili e aziende di produzione della carta?

L’economia e l’ambiente non possono più fare a meno della canapa, che è capace di fornire un’alternativa valida. Inoltre la canapa è diventata un’alternativa unica quando parliamo di colture “non-food”, rispetto alle colture tradizionali destinate all’alimentazione, il cui mercato non può espandersi ulteriormente.
Il problema di fondo, cha impedisce un rilancio dell’azienda della cannabis ha un nome specifico:” marijuana”.

Esistono molte varietà di canapa. Ci sono quelle nate in Europa, uniche per le loro proprietà tessili a basso contenuto di resina, e quelle originarie dell’Oriente ricche di resina e proprietà. Proprietà che sono causate dai cannabinoidi che si trovano nella resina che impregna il fiore della cannabis. Il THC (tetraidrocannabinolo) è il cannabinoide più famoso.

Ora il problema di fondo della canapa è quella del contenuto di THC, canapa ad alto contenuto e basso contenuto di THC, ma come viene gestito? L’OMS- Organizzazione Mondiale della Sanità- ha stabilito che se la percentuale di THC è superiore al 1% si tratta di Cannabis (marijuana), se è inferiore di canapa industriale. Anche se è possibile stabilire con delle analisi qual è il tasso di THC contenuto dalla pianta, la coltivazione industriale di canapa non è per niente libera.

Il problema “droga”

Qui il discorso si fa un po’ più complesso. La canapa se trattata come una normale pianta, potrebbe risolvere diversi problemi agricoli, economici e ambientai, ma ancora viene considerata “DROGA” da una grande fetta della popolazione.

Quindi, è veramente questa la verità? La pianta della canapa è una droga? Dobbiamo vere le cose sotto un altro punto di vista: la canapa ricca di resina (THC) è in realtà prima di tutte queste cose un importante medicinale. Negli anni 30 è stata classificata come droga per eliminare un pericoloso concorrente del petrolio, dell’industria chimica e della carta fabbricata col legno degli alberi. In sintesi è questa la ragione per cui chi si interessa della canapa per ragioni economiche e ambientali, deve prima o poi fare i conti, anche se non vuole.

Per capire meglio facciamo qualche passo indietro

La coltura di cannabis sativa è sempre stata una delle principali arterie per la produzione industriale. In passato aveva grande importanza dia economica che strategica, perché serviva per la fabbricazione di tessuti, di vele per le navi e cordame. La canapa è anche una delle piante che viene coltivata da millenni. Non si può scindere la storia della civiltà con la canapa. L’importanza della canapa nelle società antiche emerge dalle località geografiche che portano ancora il suo nome (Canavese in Italia, Hempshire in Inghilterra, Bangladesh in Oriente sono solo alcuni esempi). Solo nel XIX secolo la coltivazione della canapa ha perso parte della sua importanza perché sostituita dalla coltivazione di cotone.

La storia medica della canapa è altrettanto antica. Tradizionalmente nata in Oriente, l’uso della cannabis con effetti soporiferi era conosciuto da molte civiltà del Mediterraneo e successivamente nei paesi arabi.

Furono quei grandi colonizzatori degli Inglesi a riscoprire in india nella prima metà dell’ottocento l’importanza medicinale della cannabis. Nel 1842 il medico inglese O’Shaunghnessey ritornò in Inghilterra portando con sé la tintura di canapa, e ben presto questo farmaco si diffuse al punto da diventare uno dei più diffusi nei paesi anglosassoni.

A cavallo tra Ottocento e Novecento la canapa ad alto contenuto di THC cominciò ad essere sostituita, da tutti quei farmaci sintetici, che avevano il vantaggio di essere dosati con esattezza e di funzionare inmodo più evidente, ed anche di essere più efficaci “apparentemente”.

RISCOPERTA E PROIBIZIONE DEL 1937

Negli anni Trenta, la canapa suscitò un grande interesse per i suoi usi industriali. Vennero studiati nuovi materiali ad alto contenuto di fibra per l’industria, materie plastiche ricavate dalla cellulosa del legno e venne anche studiata la possibilità di fabbricare la carta col legno della canapa. Inoltre, con l’olio si producevano in grande quantità vernici e carburante per auto.

Henry Ford costruì un prototipo di automobile in cui sia la carrozzeria che gli interni e persino i vetri dei finestrini erano fatti di canapa. Quest’auto pesava un terzo di meno, e anche il carburante che la faceva muovere era di canapa. La canapa era diventata matura per servire come fonte abbondante di materie prime per numerosi settori dell’industria, molto più sostenibile per l’ambiente rispetto a quella che conosciamo.

Tuttavia, non furono mantenute le promesse fatte sulla canapa. Si costituirono grossi interessi contrari alla canapa. Con il petrolio si incominciavano a produrre materiali plastici e vernici, e la carta di giornale della catena Hearst era fabbricata a partire dal legno degli alberi con un processo che richiedeva grandi quantità di solventi chimici, forniti dalla industria chimica Du Pont.

La Du Pont e la catena di giornali Hearst si coalizzarono e con una martellante campagna di stampa durata anni, la cannabis venne accusata di essere responsabile di tutti i delitti più efferati riportati dalla cronaca del tempo. Il nome messicano “marijuana” fu scelto per mettere la canapa in cattiva luce, dato che il Messico era allora un paese “nemico” contro il quale gli Stati Uniti avevano appena combattuto una guerra di confine.

Nel 1937 venne approvata una legge che proibiva la coltivazione di qualsiasi tipo di canapa, non solo quella ricca di resina ma anche quella normale coltivata. Questo iperproibizionismo ha portato ogni anno alcune centinaia di migliaia di persone in galera solo perché trovate a fumare qualche canna. Inoltre, il proibizionismo è stato determinante nel diffondere l’uso consumistico della canapa, mentre prima esisteva solo quello medico.

L’industria chimica del petrolio e quella della carta fabbricata col legno degli alberi hanno provocato infinite distruzioni negli ecosistemi mondiali. Per costruire una società dei consumi molto più sostenibile per l’ambiente, è necessario rovesciare quella decisione che nel 1937 ha trasformato uno dei più importanti e innocui farmaci in una pericolosa droga.

La cannabis può anche essere una vera droga se assunta a forti dosi, provocando effetti allucinogeni. Tuttavia, questo non fu la ragione della proibizione della canapa del 1937, poiché allora l’uso allucinogeno era di fatto sconosciuto in America e non corrispondeva al nome messicano di marijuana. Un uso consumistico della cannabis a scopo allucinogeno è da sconsigliare: l’hashish non è una sostanza anodina; può provocare forti sensazioni sia piacevoli che spiacevoli, e quindi bisognerebbe usarla con cautela.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con *.

✦ Sikula Flow