Sebbene la cannabis sia stata parte della cultura dell’uomo sin dall’alba dei tempi, oggi la cannabis non è certamente più quella di una volta. Non solo il settore è cambiato, ma anche la potenza e l’aspetto generale della pianta.
Allora, negli anni 70 come doveva essere fare uso di cannabis ? Da quando la cannabis è riconosciuta come droga nel 1970, il Natural Center for Natural Project Research dell’Università del Mississippi ha testato campioni di cannabis confiscati durante le incursioni negli USA. In accordo con la credenza popolare, la marijuana di oggi è del 57-67% più potente rispetto ai campioni degli anni ’70. In questo caso, la potenza è misurata dai livelli di cannabinoidi psicoattivi presenti nei singoli campioni di piante. Il ragionamento alla base di questo massiccio aumento di potenza, tuttavia, è piuttosto complicato.
A partire dagli anni ’70, la maggior parte della cannabis consumata per uso ricreativo era importata illegalmente dai paesi di origine. Circa il 72% della cannabis in circolazione veniva portata da altri luoghi piuttosto che prodotta in patria. Tra tempo di coltivazione, trasporto e distribuzione, la cannabis trovata negli anni ’70 era in media molto più vecchia a causa del tempo impiegato per passare dalla fattoria al consumatore.
Cannabis moderna vs cannabis anni 70
Un aumento delle conoscenze generali sulla cannabis ha avuto anche un enorme effetto sulla qualità del prodotto utilizzabile. Infatti la gran parte della cannabis importata era un miscuglio di foglie, steli, fiori e pezzi di miscuglio della pianta. Un prodotto molto lontano da quello che immaginiamo quando andiamo ora a comprare dell’erba da rivenditori. Ciò significa che quando le persone usavano la cannabis, non usavano le parti della pianta ricche di tetraidrocannabinolo, o THC, il composto più noto della cannabis che produce effetti psicoattivi. Piuttosto, i membri della “vecchia scuola” stavano usando gli avanzi.
È stato solo quando i sistemi idroponici sono diventati prevalenti negli anni ’80 che le importazioni di marijuana hanno rallentato e abbiamo visto un aumento della potenza del campione medio. Questa nuova tecnologia ha permesso a più sempre più di coltivare discretamente nella propria casa. Questa nuova capacità di produrre cannabis a livello locale ha significato l’inizio del boom di varietà da intenditori di qualità superiore.
La cannabis dell’epoca, infatti, era estremamente meno potente rispetto a quella attuale, per diversi motivi.
Innanzitutto, a meno che non fosse autoprodotta, la cannabis di una volta arrivava al consumatore molto meno fresca rispetto ad oggi. Il viaggio poteva durare mesi e durante questo periodo le variazioni di temperatura potevano danneggiare fortemente le inflorescenze, facendo decadere il loro contenuto di THC.
Negli anni ’80 vennero poi introdotte delle innovazioni che contribuirono a modificare radialmente la qualità della cannabis. La prima di queste è la coltivazione idroponica, che consente di far crescere piante non sul terreno ma in una soluzione liquida ricchissima di nutrienti. Nello stesso periodo iniziano a svolgersi i primi esperimenti genetici per creare piante ibride di indica, sativa e ruderalis, dando inizio all’era moderna della cannabis.
Oggi giorno quasi la totalità delle varietà di cannabis che si trovano in commercio sono degli ibridi, e questa pratica ci consente di scegliere la varietà di cannabis che fa più al caso nostro.
Altro fattore importante è l’introduzione di numerosissimi agenti chimici che vengono, purtroppo, utilizzati massivamente per “pompare” le piante di cannabis rendendo le inflorescenze ancora più potenti e psicoattive.
POSSIAMO ANCORA CONSIDERARE LA CANNABIS UNA DROGA LEGGERA?
La cannabis che si fumava negli anni ’70 aveva un quantitativo di THC che raramente superava l’1%. I dati dell’epoca potrebbero essere viziati poiché i metodi di misurazione non erano accurati e danneggiavano la struttura chimica della pianta. Tuttavia il margine di errore non è così grande e il dato poco si discosterebbe da quello espresso poche righe sopra.
Sostanzialmente ci troviamo di fronte ad un prodotto che poco si discosta da quella che oggi definiamo “cannabis light”. Certamente con un quantitativo maggiore di THC rispetto allo 0,2% di oggi, ma i cui effetti non erano per nulla comparabili alla cannabis moderna, che mediamente contiene l’8% di THC, con varietà che possono superare anche il 20% di principio attivo.
Possiamo quindi parlare ancora di cannabis come una droga leggera?
Non proprio.
È incontestabile che la cannabis moderna sia ben più psicoattiva rispetto a quella di un tempo e nessuno può prevedere quali siano gli effetti a lungo termine di questo tipo di cannabis rispetto a 50 anni fa.
Conclusioni
Se il mercato venisse regolamentato si potrebbe facilmente fare informazione chiara rispetto agli effetti della cannabis e potrebbero essere condotti studi ben più approfonditi per capire come questa sostanza influisca sul nostro fisico e sulla nostra mente.
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Complimenti per aver completato l’articolo sullo sviluppo della cannabis dagli anni 70 ad oggi. E’ un passo importante per ogni coltivatore quella di conoscere il prodotto.
Un saluto da Plantasikula
Buona crescita
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