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L’influenza della cannabis sul ciclo sonno-veglia

Alcuni, presi dalla frenesia delle attività quotidiane, considerano il sonno come un fastidioso inconveniente, ma il dormire è una vera e propria attività, fondamentale per il benessere psico-fisico di ogni individuo. L’alternarsi di periodi di sonno e di veglia è sotto il controllo di vari sistemi neurobiologici, tra cui anche il sistema endocannabinoide.  Agendo su di esso si può modulare il ciclo sonno-veglia. Tuttavia, gli effetti della cannabis e dei suoi componenti sul sonno e l’insonnia sono molto variegati e quest’articolo è stato scritto per definire come l’influenza della cannabis colpisce  ciclo sonno-veglia

L’IMPORTANZA DEL SONNO

Il sonno è una delle attività fondamentali di ogni essere vivente. Persino i batteri regolano la propria attività in cicli dipendenti dalla luce. Ma allora perché si dorme? qual è il ruolo del sonno nella vita umana e animale?

A questa domanda gli scienziati non sono ancora stati in grado di dare una risposta univoca, ma solo varie ipotesi più o meno valide.  Alcuni ritengono che dormire serva a “sfoltire” le connessioni nervose, eliminando quelle non necessarie; altri pensano che il sonno serva a rafforzare la memoria, attraverso una rielaborazione delle esperienze vissute durante la veglia; c’è chi pensa che dormendo l’ambiente cerebrale si “ripulisca” da sostanze potenzialmente tossiche; chi ritiene che serva per recuperare energia. Probabilmente dormire serve a tutto ciò o ad altro ancora da scoprire.

RITMI CIRCADIANI

Il termine deriva dal latino circa diem, che sta per “intorno al giorno”. Potrebbe essere paragonato ad un vero e proprio orologio interno che ogni giorno regola ciclicamente alcune attività essenziali per l’organismo. Sappiamo che il ritmo circadiano è influenzato sia da stimoli endogeni che esogeni, che potremmo paragonare a dei metronomi che “tengono il tempo” dell’organismo.

IL CICLO SONNO-VEGLIA

Il ciclo sonno-veglia è l’alternarsi di periodi di sonno e di veglia; questo processo complesso comprende almeno 3 stadi:

  1. Come primo abbiamo la veglia: stadio caratterizzato da diversi livelli di attenzione e attività, a seconda del comportamento che il soggetto sta eseguendo. Il soggetto è consapevole di ciò che sta pensando, di quale emozione sta provando, quali sensazioni sta percependo e di ciò che lo circonda.
  2. fase non-REM:  occupa circa il 75% del sonno totale, in cui non sono presenti movimenti oculari rapidi. Chiamato anche sonno ad onde lente, in quesa fase avviene principalmente il consolidamneto della memoria.
  3. Come ultimo stadio abbiamo la fase REM : definita anche fase del sonno paradosso in quanto nonostante si dorma, l’attività cerebrale è molto intensa. Questa è la fase in cui si sogna e si ha un aumento graduale del flusso sanguigno, della respirazione e dell’attività cerebrale. Le fasi REM e non-REM si alternano ciclicamente 4-5 volte nel corso della notte, per una durata complessiva di circa un’ora e mezza.

 DISTURBI DEL SONNO

Le varie alterazioni del normale ciclo sonno-veglia possono essere raggruppate in due tipologie principali:

  • alterazioni transitorie;
  • alterazioni persistenti.

Di seguito tutte le alterazioni transitorie che dipendono da variazioni delle proprie abitudini:

  • sindrome da jet-lag: si avverte quando si superano più di due fusi orari; è caratterizzata da difficoltà di addormentamento, sonno frammentato, risveglio anticipato e sonnolenza diurna;
  • sindrome da turnismo, in pratica interessa chi è impegnato in turni di lavoro notturno.

Invece le alterazioni persistenti si dividono in 4 grandi categorie:

  • dissonnie: caratterizzata dalla presenza di anomalie nella quantità, nella qualità o nel ritmo del sonno. Inoltre, comprendono l’insonnia nelle sue varie forme, l’alterata percezione dello stato di sonno,  l’ipersonnia, la narcolessia, la sindrome delle gambe senza riposo 
  • parasonnie; quando si è in presenza di comportamenti anomali durante il sonno, come ad esempio il disturbo comportamentale del sonno REM.
  • disturbi del sonno associati a malattie mediche o psichiatriche; disturbi che accompagnano patologie neurologiche anche piuttosto gravi, come l’insonnia fatale familiare, una patologia molto rara che ha spesso un esito letale

COME LA CANNABIS INFLUENZA IL CICLO SONNO-VEGLIA

Già nei testi antichi, dall’imperatore Shen Nong a Plinio il Vecchio, l’effetto sedativo indotto dalla cannabis era ben conosciuto. In tempi più recenti, varie ricerche hanno mostrato come il Sistema Endocannabinoide sia implicato nella regolazione dei ritmi circadiani e del ciclo sonno-veglia.

Uno studio del 2001 ha rivelato che somministrando tetraidrocannabinolo (THC) si aumenta la temperatura del cervello nei ratti. Ciò permette di aumentare la fluttuazione circadiana, mentre durante il periodo di astinenza si ha un’inversione del ritmo circadiano della temperatura.

L’influenza reciproca del Sistema Endocannabinoide sui ritmi circadiani non è però univoca e dipende molto dal modello sperimentale utilizzato. Neanche il contributo dei singoli componenti del Sistema Endocannabinoide sul ciclo sonno-veglia può essere stabilito in modo inequivocabile.

Quello che appare chiaro è che l’azione modulante del ciclo sonno-veglia esercitata dai cannabinoidi si esplica principalmente attraverso l’azione sui recettori CB1. Mentre i CB2 sembrano non essere coinvolti, anche se non si può escludere un’azione su altri componenti del Sistema Endocannabinoide. In seguito all’attivazione dei CB1 centrali localizzati prevalentemente a livello presinaptico e si ha una riduzione del rilascio di vari neurotrasmettitori. Ciò indurrebbe una riduzione dell’attività neuronale, attraverso un blocco dell’azione eccitatoria o un aumento del tono inibitorio.

GLI EFFETTI DELLA CANNABIS SUL SONNO E L’INSONNIA

I primi studi effettuati sia in modelli animali che su pazienti, indicano che l’utilizzo acuto di cannabis o THC favorisce il sonno. Questo effetto si esplica attraverso: una diminuzione del periodo di latenza dell’inizio del sonno e dello svegliarsi dopo l’inizio del sonno. Oltre a un aumento del sonno non-REM ed una diminuzione del sonno REM. Un’analisi retrospettiva ha mostrato che la cannabis riduce il tempo necessario per addormentarsi di 30 minuti in pazienti con insonnia.

Nell’utilizzo cronico gli effetti sembrano essere diversi, fino ad arrivare, in qualche caso, ad un peggioramento del sonno. Un uso prolungato può portare a sviluppare tolleranza verso la cannabis e il THC, con la necessità di aumentare i dosaggi per ottenere l’azione di promozione del sonno. 

Diversi studi indicano che il sonno peggiora durante l’astinenza, dopo l’uso cronico di cannabis. Si manifesta con diminuzioni del tempo totale di sonno, dell’efficienza del sonno; anche la latenza all’inizio del sonno, la veglia dopo il sonno e i movimenti periodici degli arti sembrano aumentati nei consumatori in astinenza.

CANNABINOIDI E DISTURBI DEL SONNO

L’insonnia è definita come insoddisfazione per la quantità o la qualità del sonno, associata a difficoltà ad addormentarsi. Si stima che più del 20% della popolazione mondiale soffra d’insonnia, con punte di oltre il 40% nella popolazione anziana. I dati scientifici sull’utilizzo dei cannabinoidi della cannabis nell’insonnia sono spesso contrastanti.

I report dei singoli pazienti, i sondaggi e le revisioni della letteratura indicano che l’ ”automedicazione” con cannabis, THC o CBD migliora l’insonnia. Gli esperimenti sugli animali e gli studi clinici controllati, d’altro canto, non sembrano mostrare vantaggi significativi nell’utilizzo di cannabis o cannabinoidi. Nell’insieme, questi risultati spesso divergenti suggeriscono che la concentrazione di cannabinoidi, la dose, e la via di somministrazione possono avere effetti diversi

CANNABIS E APNEA OSTRUTTIVA DEL SONNO

L’apnea ostruttiva del sonno (obstructive sleep apnea, OSA) è una sindrome caratterizzata da interruzioni nella respirazione durante il sonno dovute all’ostruzione totale o parziale delle vie aeree superiori.

Una ricerca su animali da laboratorio ha mostrato che l’OSA è diminuita in seguito a somministrazione di THC o del simil-cannabinoide OEA. [19] Nel 2010, uno studio su pazienti ha mostrato che gli endocannabinoidi, in particolare l’OEA, svolgono un’azione protettiva sul cervello dai sintomi dell’OSA. [20] Prendendo spunto da questi dati, i ricercatori dell’Università di Chicago (USA) hanno mostrato che il dronabinol (THC sintetico) è efficace nel ridurre i sintomi in pazienti con OSA, con un dosaggio che va dai 2.5 ai 10 mg al giorno. [21]

Sembra quindi che il THC, in particolare quello sintetico, possa essere utilizzato come rimedio efficace nel ridurre i sintomi dell’OSA.

CANNABIS E DISTURBO COMPORTAMENTALE DEL SONNO REM

Il disturbo comportamentale del sonno REM è un disturbo in cui gli individui perdono la rigidità muscolare durante il sonno REM e ciò si accompagna ad incubi e si possono mettere in atto comportamenti legati a ciò che si sogna.

Le ricerche riguardanti i cannabinoidi in questo campo sono limitate, tuttavia uno studio del su pazienti affetti da Parkinson ha mostrato che il CBD diminuisce i comportamenti anomali legati al disturbo comportamentale del sonno REM. [22]

CANNABIS E INCUBI

In molti pazienti gli incubi associati al disturbo post-traumatico da stress (PTSD) sono spesso un sintomo residuo che rimane difficile da trattare, nonostante i miglioramenti in altri ambiti.Varie ricerche hanno mostrato che sia il THC che il nabilone (THC sintetico) inducono una riduzione della presenza e dell’intensità degli incubi e un aumentato delle ore di sonno per notte nei partecipanti. [23] ; [24]

CANNABIS E SONNOLENZA DIURNA

L’eccessiva sonnolenza diurna è un sintomo comune caratterizzato dalla voglia di addormentarsi durante le ore di luce del giorno, indotto da una serie di cause che includono l’uso di alcuni farmaci, varie condizioni mediche, condizioni psichiatriche e disturbi del sonno come la narcolessia. I pochi studi in questo ambito indicano che il THC e l’utilizzo di cannabis peggiorano i sintomi dell’eccessiva sonnolenza diurna. Al contrario, il CBD sembra essere molto utile, considerando che alcuni lavori hanno mostrato che induce un aumento dello stato di veglia ed è in grado di contrastare l’azione sedativa del THC. 

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